New York una nuova avventura
Ogni anno, circa 25 studenti del Galdus, selezionati tra le classi terze e quarte di tutti gli indirizzi e delle due sedi, hanno la possibilità di partecipare al progetto New York. Si tratta di un viaggio che dura per tutto il mese di luglio: si vive in un college nella città americana e, la mattina, si frequentano lezioni d’inglese insieme a studenti provenienti da tutto il mondo, divisi per livelli linguistici. Da quel momento in poi, l’unico modo per comunicare è proprio l’inglese.
È un’opportunità unica e io ho deciso di coglierla. Sono Claudia Verri, e questa è stata la mia esperienza a New York.
Questa esperienza mi ha fatta crescere in modi che non avrei mai immaginato.
Prima di partire ero piena di ansia ma anche di entusiasmo. Le mie aspettative erano molto alte: l’idea di vivere per un mese in un paese sconosciuto, con una lingua diversa, mi emozionava, anche se un po’ mi spaventava. Tuttavia, mi sentivo pronta ad affrontare la sfida.
Durante l’anno scolastico mi sono impegnata a migliorare il mio inglese, e rispetto all’anno precedente mi sentivo più preparata. Anche il mio approccio era cambiato: mi sentivo meno timida e più disposta a mettermi in gioco.
La convivenza in college è stata, da un lato, bellissima e, dall’altro, complicata. Ci sono stati giorni in cui mi sono divertita tantissimo, altri in cui avrei preferito stare da sola. Ma, nel complesso, è stata un’esperienza che mi ha insegnato il valore dell’adattamento e della condivisione.
Il corso d’inglese è stato a tratti divertente e a tratti noioso, molto dipendeva dagli insegnanti: alcuni erano coinvolgenti, proponevano attività interattive e dialoghi, altri invece si attenevano a un metodo più tradizionale. In ogni caso, mi sono impegnata e ho cercato di superare la mia timidezza, anche quando parlare davanti agli altri mi metteva ansia.
Abbiamo esplorato molte zone di New York, anche se, col senno di poi, so che ciò che abbiamo visto era solo una piccola parte di questa immensa città. Mi ha affascinata scoprire un luogo così grande e imponente, con le sue meravigliose architetture e i suoi grattacieli. Quello che più mi ha colpita è stato vedere dal vivo ciò che fino ad allora avevo visto solo nei film: adesso, ogni volta che guardo una pellicola ambientata lì, riconosco i luoghi e mi emoziono pensando di esserci stata davvero.
Con i miei compagni sono andata d’accordo quasi con tutti: con alcuni ho legato di più, con altri un po’ meno, ma i rapporti creati in quel contesto penso resteranno nel tempo. Ho fatto anche nuove amicizie con ragazzi e ragazze di altri gruppi, italiani e non.
Se dovessi scegliere i momenti più belli della mia esperienza, direi sicuramente la visita alla sede di Google e la giornata di condivisione finale, in cui ognuno di noi ha aperto il proprio cuore agli altri e ci siamo ringraziati a vicenda.
Abbiamo visto posti meravigliosi: lo skyline al tramonto dal Brooklyn Bridge, Central Park con le partite a pallavolo… anche se ci sono stati momenti difficili, non scambierei questa esperienza con nulla al mondo.
Durante questo mese ho imparato molto su me stessa. Ho capito che sono una ragazza sveglia e intelligente, ma che spesso mi sottovaluto. Ho anche capito che ho ancora da lavorare nei rapporti sociali: a volte mi sento come la “terza ruota”, come se non riuscissi a trovare il mio posto. Ne ho parlato con mia sorella maggiore, che mi ha rassicurata dicendo che chi non nasce con la capacità di socializzare, può sempre impararla. E io sono pronta a farlo.
Per concludere, nonostante qualche difficoltà, questa esperienza mi ha fatto crescere e mi ha insegnato tanto.
Un consiglio che voglio dare a chi vivrà un’esperienza simile alla mia: anche quando vi sentite tristi, arrabbiati o annoiati, cercate di godervi ogni momento. I problemi si possono affrontare dopo, ma certi momenti, certi luoghi e certe emozioni sono unici e irripetibili.












